Reggio Emilia, perché visitare la Città del Tricolore: 10 motivi per farlo

E’ una città in costante crescita e negli ultimi anni, grazie alla creazione della stazione MedioPadana dell’alta velocità, Reggio Emilia è diventata un fulcro per i collegamento fra il centro-sud e tutto il nord Italia.

Reggio Emilia, attraversata dal torrente Crostolo, è un’area pianeggiante che si trova nella Pianura Padana, bagnato da numerosi corsi d’acqua minori dove, nei secoli, si sono sviluppati i primi nuclei abitativi che oggi rappresentano le frazioni delle varie località. Le prime propaggini dell’Appennino Reggiano si sviluppano circa 10 chilometri a sud del territorio comunale, nei comuni limitrofi di Quattro CastellaAlbineaScandiano e Casalgrande.

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La provincia di Reggio Emilia

A livello topografico, Reggio confina a nord con i comuni di CampegineCadelbosco di Sopra e Bagnolo in Piano, ad est con CorreggioSan Martino in Rio e Rubiera, a sud con CasalgrandeScandianoAlbineaQuattro Castella, ad ovest con BibbianoCavriagoMontecchio Emilia e Sant’Ilario d’Enza.

Reggio Emilia, un clima temperato

La nostra città è come molte altre realtà del nord Italia, immersa quindi in un clima complessivamente temperato, che presenta estati piuttosto calde, fino a ottobre inoltrato e inverni abbastanza rigidi, con punte che arrivano in estate ai 35-38 gradi, mentre nei periodi freddi si toccano anche i -10. A livello di piogge il tempo sta cambiando molto negli ultimi anni, ma abitualmente sono distribuite per tutto l’arco dell’anno, con particolare concentrazione in autunno e in primavera: novembre, ottobre e aprile sono i mesi più ricchi di pioggia, mentre generalmente gennaio e luglio sono i più secchi.

A livello nevoso, ogni anno una o due nevicate arrivano puntuali, con una media di circa 30 cm annui di accumulo, con punte sui 40. Nei periodi autunnali e invernali le campagna reggiane sono invase invece da manti nebbiosi, anche se negli ultimi anni tale fenomeno risulta inferiore rispetto a quelli precedenti. Il vento è generalmente scarso, almeno in inverno, mentre in primavera c’è una maggiore ventilazione, che scompare abitualmente in estate, dove l’afa si fa sentire. I venti più intensi di solito sono quelli che spirano da nord est (Bora) o da sud ovest (Libeccio), con quest’ultimo in particolare che troviamo nella discesa dell’Appennino settentrionale e diventa pertanto particolarmente caldo e secco.

Un po’ di storia di Reggio Emilia

Raccontando, seppur succintamente, la storia di Reggio Emilia, possiamo partire dal fatto che la nostra città fu un municipio romano definito all’ora Regium Lepidi, ricavato dal nome di Marco Emilio Lepido, che fu colui che fondò la nostra città, dal quale prese poi il nome sia della via che taglia a metà la nostra regione, sia il nome della nostra stessa regione.

Quando cadde l’impero romano Reggio Emilia subì uno spopolamento non indifferente, ma dopo la conquista longobarda, avvenuta nel VI secolo, Reggio Emilia risorse e divenne la capitale del Ducato di Reggio, mentre nell’Alto Medioevo fu anche sede vescovile, trasformandosi in un comune libero, pur vivendo profonde divisioni interne che portarono la città a trasformarsi in signoria sotto l’egida della famiglia Este che diete vita negli anni successivi a un Ducato.

Dalla Regium Lepidi romana, fondata appunto da Marco Emilio Lepido, la città assunse il nome di “Reggio di Lombardia” e così rimase fino alle invasioni napoleoniche quando, il 27 dicembre 1796, 110 delegati si riunirono in assemblea sotto la presidenza di Carlo Facci che diede vita alla cosiddetta Repubblica Cispadana, che annetteva anche le città e le relative province di Modena, Bologna e Ferrara. L’anno dopo, nell’attuale sala del Tricolore, nacque il Tricolore Italiano, la bandiera che arriverà a rappresentare la nostra nazione: era il 7 gennaio 1797.

Reggio Emilia e Giuseppe Compagnoni, il padre del Tricolore

Il reggiano Giuseppe Compagnoni fu il reggiano che propose una bandiera col verde vicino alla barra, poi il bianco e infine il rosso, una proposta che venne accettata, tant’è che Giuseppe Compagnoni viene ancora ricordato come il “padre” del Tricolore.

Con l’annessione di Lombardia e in parte di Veneto e Toscana, da Repubblica Cispadana si passò a Repubblica Cisalpina. Reggio Emilia, però, nel 1815, passò anche sotto dominazione swtraniera, precisamente sotto la famiglia degli Austria-Este fino al 1860, dopo la Restaurazione del Ducato, quando fu unita al Regno di Sardegna, divenuto l’anno seguente Regno d’Italia. Il toponimo Reggio di Lombardia fu quello ufficiale durante tutta l’esistenza del Ducato di Modena e Reggio, fino all’annessione dei territori estensi al Regno di Sardegna, momento dal quale il nome della nostra città venne cambiato nell’attuale Reggio Emilia.

Reggio Emilia, a città del primo Tricolore

Reggio Emilia è particolarmente orogliosa di essere la culla del Parmigiano Reggiano, dell’erbazzone, dei cappelletti e quant’altro, ma soprattutto di essere la città natale del Primo Tricolore: la bandiera della nostra nazione, quella che vediamo sventolare ai mondiali e alle olimpiadi, oltre che nei palazzi istituzionali, è nata a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797. Per chi volesse visitare Reggio Emilia, quindi, recarsi alla Sala del Tricolore e al Museo dedicato rappresenta una tappa d’obbligo, che permette di coniugare la storia del Risorgimento italiano a quella vissuto a Reggio Emilia.

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Il Prima Tricolore a due medici illustri del panorama reggiano: il dottor Giuliano Bedogni e il dottor Giovanni Fornaciari. A centro il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi

I musei della nostra città

Reggio Emilia non è soltanto buon cibo e tricolore, ma anche archeologia, natura, etnografia, arte sacra, quadri autentici e falsi d’autore, antichità e opere contemporanee. A Reggio Emilia e provincia, ci sono diversi musei, gallerie e sedi espositive e in ognuna di esse ci sono particolarità, iniziative ed eventi che arricchiscono l’offerta culturale del nostro territorio.

I musei reggiani più importanti sono la stessa Sala del Tricolore col relativo museo adiacente dove scoprire l’anima ribelle di una città che ha lottato contro antiche servitù e per conquistare il proprio futuro, un luogo nel quale scorgere i cimeli relativi alla storia della bandiera nazionale

Il palazzo dei Musei è invece un ex convento francescano che dal 1830 ospita la prima collezione privata del grande naturalista Lazzaro Spallanzani. Un ripensamento della piazza e del sistema dei musei, avvenuto nel 2005, restituisce alla città l’ultimo piano dell’edificio dove viene proposta una nuova idea, un nuovo progetto di museo che dialoga e si confronta coi giorni nostri.

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La facciata del Palazzo dei Musei di Reggio Emilia
Uno scorcio di uno dei corridoi dei musei civici di Reggio Emilia

La collezione d’arte di Luigi Parmeggiani viene invece raccolta nell’omonima galleria e raccoglie alcune delle opere del grande artista reggiano.

Nel 2011 si conclusero le opere di restauro del Museo di storia della Psichiatria, tant’è che oggi cittadini e studiosi possono prendere visione di strumenti, documenti e materiali che hanno fatto la storia della psichiatria in Italia, conservati presso l’istituto San Lazzaro a San Maurizio.

A Reggio Emilia troviamo anche la Rete dei Musei Civici, nei quali vengono ospitate collezioni che vanno dal Paleolitico ai nostri giorni, presentate in cinque luoghi diversi: due sedi monumentali e tre sedi espositive; un patrimonio di opere e di edifici cresciuto in svariati decenni, il cui primo nucleo prese vita circa duecento anni orsono.

La Fondazione Palazzo Magnani è un’altra sede espositiva che appartenne per un secolo ai conti Becchi per poi passare a un’altra famiglia nobile, i Chioffi, che promossero importanti restauri nel 1841, portando l’edificio all’attuale splendore.

Nella prima sede produttiva di Max Mara, oggi trasformata in uno spazio espositivo, troviamo la Collezione Maramotti è invece una galleria privata di arte contemporanea, che espone oltre duecento opere, tra dipinti, sculture e installazioni, rappresentative delle principali tendenze artistiche italiane e internazionali dal 1945 a oggi.

Anna Maria Ternelli Gerra la donò al Comune con l’intento di creare un nuovo luogo culturale in città, dedicato al marito, l’artista Marco Gerra (1925-2000), definito appunto Spazio Gerra si tratta dell’ex albergo Cairoli, recuperato e innovato dell’architetto Christian Gasparini.

Nel Palazzo Vescovile Estense, che si trova in pieno centro storico, realizzato da Bartolomeo Avanzini a metà Seicento, si trovano tre saloni splendidi, che ospitano il Museo diocesano di Reggio Emilia e Guastalla

Nel Museo della sala storica dell’Arma di Cavalleria, possiamo trovare un’esposizione permanente di divise, vessilli, copricapi e documenti testimoni dell’evoluzione dell’Arma Cavalleria, dagli storici Lancieri, fino ai primi reparti in moto.

Anche la Basilica della Beata Vergine della Ghiara ha un proprio museo, creato nel 1982, sistemato al piano terra del chiostro. Il “Tesoro della Ghiara” è conservato nelle tre sale del museo e raccoglie testimonianze delle corporazioni, associazioni e confraternite, oltre ad argenteria sacra, ex voto e altro ancora.

Reggio Emilia e le sue chiese storiche

Sono tante le chiese storiche che raccontano non solo la fede cristiana, ma la storia di una città che ha saputo combattere nel corso dei secoli, per arrivare alla propria indipendenza, per poi iniziare a crescere sotto l’aspetto economico e sociale. Fede, arte, storia e ideali si intersecano e rappresentano le fondamenta delle tante chiese reggiane, dalla Basilica della Ghiara, al Duomo, da San Prospero a Sant’Agostino e via dicendo… Anche la provincia reggiana è ricca di chiese, basiliche e monasteri: dalle più piccole e cariche di trascorsi alle più ricche e maestose, così come sono maestosi gli scrigni, i tesori e le opere d’arte eccezionali o angoli appartati creati per la pace e la meditazione, ognuno di essi con la sua storia unica e magari qualche segreto nascosto da svelare ai visitatori.

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La facciata del Duomo di Reggio Emilia, in piazza Prampolini
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L’altare maggiore della Basilica della Beata Vergine della Ghiara

Reggio Emilia, teatro di mostre e cultura

Come abbiamo già specificato, a Reggio ci sono diversi musei che propongono collezioni e mostre permanenti, ma esistono anche, durante il corso dell’anno svariate rassegne temporanee a da Palazzo Magnani, al Palazzo dei Musei, dallo Spazio Gerra alle numerose gallerie d’arte in centro storico ai Chiostri di San Domenico e via dicendo. Basta cercare sul nostro sito le rassegne più interessanti, che maggiormente stimolano i vostri gusti, per vivere una giornata speciale, dando spazio ai vostri interessi.

Cappelletti, erbazzone e l’enogastronomia

Partiamo dall’erbazzone, nato a Reggio Emilia, una torta salata, ricca di sapore, a base di spinaci, bietole, ricotta, cipolle e l’immancabile Parmigiano Reggiano, che si può mangiare a colazione, pranzo o a cena, oppure magari dopo un po’ sport o seduti con gli amici a sorseggiare un aperitivo, magari in piazza Fontanesi, in piazza Prampolini o in piazza San Prospero. Chi viene a visitare Reggio Emilia non può non assaggiare un piatto di cappelletti reggiani, magari in brodo, così come non si può evitare la via dei vini, ossia numerose produzioni vitivinicole, magari di Lambrusco, prodotto dalle sponde del Po fino all’Appennino, con varianti più o meno importanti.

Reggio Emilia e la camminata verso il tesoro degli Este

Se si percorre il tratto alberato di viale Umberto Primo si attraversa uno dei parchi della “cintura verde” che abbraccia la città, poi si supera il ponte del Crostolo di San Pellegrino e si entra a sinistra nel Parco del Crostolo, definito anche “Parco delle Caprette”. All’interno dello stesso si segue il tragitto del torrente, facendo una splendida passeggiata o un bel giro in mountain bike si raggiungono il Parco e la Reggia di Rivalta, poi la Vasca di Corbelli e la splendida Villa d’Este, sontuosi palazzi e zone annesse voluti dai duchi d’Este nel corso del XVIII secolo, destinati alla vita mondana.

Un’eccellenza reggiana, il Centro internazionale Loris Malaguzzi

Reggio Emilia è un’eccellenza mondiale a livello di asili e in generale di scuola dell’infanzia e Loris Malaguzzi è stato il principale artefice di tale notorietà. Oggi, infatti, una tra le esperienze di cui va più fiera la città di Reggio Emilia è proprio l’approccio all’infanzia, che ha reso la nostra città celebre in tutto il mondo, grazie all’operato di Loris Malaguzzi, al quale è stato intitolato uno splendido centro nell’ex stabilimento Locatelli. All’interno dei locali del Centro Malaguzzi, oltre a una zona ristoro, si trovano ampi spazi espositivi per promuovere iniziative, incontri e convegni frequentati da professionisti di tutto il mondo sulle tematiche dell’infanzia, dell’educazione e dei diritti dei bambini.

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Lo splendido ingresso del maestoso Centro Loris Malaguzzi

Reggio Emilia oggi: il futuro è dietro l’angolo

Nella nostra città ci sono tanti esempi di archeologia industriale, architettura moderna e arte contemporanea che ridisegnano Reggio Emilia e la lanciano nel futuro: il Tecnopolo, che si trova nell’area delle ex Officine Reggiane, la Fonderia39, sede della Fondazione Nazionale della Danza, la Collezione Maramotti, nel primo stabilimento Max Mara, le opere del ciclo “Invito a…I Ponti” e la stazione AV realizzata da Santiago Calatrava.

Una magnifica immagine notturna del ponte sull’autostrada, costruito da Santiago Calatrava

L’Appennino reggiano e l’area matildica

Il territorio appartenuto in periodo medievale alla Gran contessa Matilde di Canossa, si estende verso la zona sud della provincia reggiana ed era sorvegliato da castelli, rocche e torri, di cui il nostro territorio conserva molti esempi, ai quali si aggiungono pievi coeve e molti borghi. Spingendosi più a sud, andando verso Castelnovo Monti, si incontra la Pietra di Bismantova e gli spettacolari spazi e panorami dell’Appennino tosco-emiliano, una terra ricca di sentieri, cultura ed esperienze mozzafiato sotto tutti i profili.

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Una vista dall’alto della sontuosa Pietra di Bismantova e della relativa area circostante

Reggio Emilia e le capitali del Po

Nella zona che si sviluppa invece a nord della città troviamo la vera e propria Pianura padana, la cosiddetta Bassa reggiana, un territorio costruito attorno al Grande Fiume, nonché un territorio ricco di natura e prodotti d’eccellenza: le piccole capitali del Rinascimento, così possiamo definire le città della Bassa reggiana, scandiscono i fertili campi coltivati con le loro rocche e borghi colorati. Quell’area fu terra di resistenza, di arte e di cultura, ma anche di motori, di lavoro e di divertimento, il tutto immerso nella natura, a tratti un po’ selvaggia, del fiume Po. Un territorio certamente da scoprire, ricco di un fascino particolare e di una tradizione culinaria a tratti tipica delle zone fluviali.

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Un romantico tramonto sulle rive del Grande Fiume

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