E’ la paladina delle donne e dei diritti in Regione. Da consigliere, Roberta Mori ha fatto davvero tanto in questo mandato. L’ex sindaco di Castelnovo di Sotto si ripresenta agli elettori per ottenere di nuovo la loro fiducia e continuare a portare avanti le battaglie di tutti

Il consigliere regionale Roberta Mori ritratta assieme all’ex ministro Monica Cirinnà, oggi senatrice del Partito Democratico, passata agli onori della cronaca per la famosa “legge Cirinnà”, che ha istituito le unioni civili in Italia.

E’ concreta, decisa e preparata: conosce bene la materia e sa esattamente quali siano le criticità e i punti di forza di un’azione politica, quella del Pd, che ha portato il governo della Regione Emilia-Romagna, dati alla mano, ad essere tra i più virtuosi, ma nel contempo fra i più efficienti e produttivi negli ultimi cinque anni. Roberta Mori, avvocato, ex sindaco di Castelnovo di Sotto per dieci anni, consigliere regionale uscente, è presidente della Commissione assembleare per la parità e i diritti delle persone. A livello nazionale coordina inoltre le commissioni per le pari opportunità delle regioni e delle province autonome.

Avvocato Mori, cosa si aspetta dal voto del 26 gennaio dopo la sua faticosa campagna elettorale?

“Fondamentalmente due cose: che sia riconosciuto il buon governo del presidente Stefano Bonaccini e del suo esecutivo e la possibilità di portare avanti il mio lavoro in difesa delle donne e dei diritti civili. In questa campagna elettorale, purtroppo, non si stanno affrontando gli argomenti nel merito, mentre in questi cinque anni sono state realizzate davvero tante cose a favore dei cittadini, dagli interventi nel settore della sanità pubblica, al raggiungimento di concreti obiettivi, anche economici, fissati ad inizio mandato. La nostra Regione è davvero ai vertici delle classifiche nazionali in materia di lavoro, export e turismo e sarebbe già importante che questo fosse riconosciuto. L’altro lato della campagna elettorale riguarda l’aspetto personale: ho infatti cercato di evidenziare il mio impegno come presidente della Commissione parità diritti delle persone, un ruolo che mi ha visto profondamente impegnata nella difesa dei diritti delle donne e nei diritti civili e vorrei raccogliere consensi come riconoscimento del lavoro svolto per il presente e il futuro della comunità”.

La destra sta lanciando molte accuse alla gestione Bonaccini, ma, dati alla mano, l’Emilia-Romagna, come ha anticipato lei, è tra le prime Regioni d’Italia per servizi e conti in ordine, quindi…

“Ho incontrato tante gente in questa campagna elettorale e mi sono confrontata con tanti, sindacati e imprenditori. L’uso di tutti i fondi europei che ci sono stati concessi da parte dell’esecutivo che fa capo a Stefano Bonaccini è uno dei punti di forza della nostra azione di governo regionale. Tali fondi sono stati spesi per lo sviluppo, l’aumento dell’export e del turismo, e nella cultura i fondi sono stati addirittura triplicati rispetto ai precedenti; inoltre, per Reggio Emilia, sono stati finanziati il Mire e gran parte delle Case della salute, sono tutti risultati oggettivi di cui beneficia Reggio Emilia in buona parte, ma anche tutta la regione. E’ indubbio che si possa sempre migliorare, ma è altrettanto vero che per il nostro territorio è stato fatto davvero tantissimo. Ora, però, dobbiamo puntare a un altro obiettivo davvero importante: preservare la sanità pubblica. Se invece migliorare significa privatizzare il nostro sistema sanitario, allora la Lega non ci vede affatto d’accordo: la sanità va migliorata, ma non va privatizzata”.

La Lega propone di avere a disposizione medici a pagamento anche di sabato, di domenica e magari in notturna per visite e quant’altro. E’ ovvio che tali ulteriori servizi, seppur a pagamento, ridurrebbe le liste di attesa, ma è altrettanto vero che taglierebbe fuori le fasce economicamente più deboli. Cosa ne pensa?

“Sono assolutamente d’accordo. Noi sosteniamo una sanità accessibile a tutti, ricchi e poveri, ma oltre alla sua analisi c’è anche il discorso della prevenzione che forse la Lega ha trascurato, e che invece risulta fondamentale. Un privato che partecipi all’attività sanitaria deve avere anche un profitto, deve fare business; lo Stato no. Noi abbiamo puntato molto sulla prevenzione con tanti test diagnostici per varie patologie, comprese visite preventive per il tumore al seno, piuttosto che al colon-retto e via dicendo, tutte prestazioni a carico del Sistema sanitario nazionale, quindi dello Stato, resi per questo gratuiti ai cittadini. Gran parte della popolazione, dai 45 ai 55 anni, si è sottoposta a tali test, che per lo Stato sono solo spese. Un privato si caricherebbe di tale costo senza un rientro? Così facendo, però, sono state individuate molte malattie allo stato embrionale e quelle persone hanno avuto la possibilità di curarsi e magari anche di guarire. La nostra sanità investe sulle persone, non sul profitto. Il privato deve esserci, ma non come lo vuole la destra: attualmente abbiamo un 20% del nostro sistema sanitario privato convenzionata con il pubblico, con cui si collabora già ora in modo molto proficuo, ma la sanità deve rimanere in mano pubblica, dove ci teniamo ben strette, oltre che la ricerca, anche il nostro eccellente Istituto di ricerca”.

Cosa ne pensa invece del discorso dei punti nascita e del progetto di ripopolamento della Montagna su cui punta la destra? Voi cos’avete fatto in tal senso, cosa proponete?

“Per le imprese della Montagna abbiamo già abbattuto l’Irap con un provvedimento già in vigore. Partiamo da un concetto base: il territorio non è tutto uguale; le aree del nostro Appennino sono già difficili da vivere e da rendere produttive, ma vanno presidiate, perché sono importantissime per il turismo e per il controllo del territorio. L’abbattimento dell’Irap per le imprese montane è uno strumento di fiscalità importante che contrasta lo spopolamento di quelle zone, dando più profitto alle aziende. Poi c’è il tema dei punti nascita, sul quale mi sono davvero battuta moltissimo: peccato che il nostro intervento si sia scontrato con un protocollo nazionale che impone certi parametri di sicurezza per medici e personale a disposizione della struttura. Ebbene, quando il Ministero della salute ci ha impedito di tenere aperto alcuni punti nascita, senza concederci deroghe, come avevamo richiesto, siamo stati costretti a chiuderli, ma il presidente Bonaccini ha già iniziato una trattativa col ministro Speranza per ridefinire i parametri e riaprire i punti nascita. D’altro canto, con il palese calo demografico attualmente in atto, è ovvio che anche i parametri, entro i quali un punto nascita può rimanere aperto, possano essere rivisti al ribasso. Per quanto ci riguarda, meglio infatti avere un presidio con una deroga che non averlo affatto. Per sopperire comunque alla chiusura dei tre punti nascita, abbiamo assicurato l’elicottero anche notturno in emergenza-urgenza per gli abitanti della montagna, quindi un presidio costante a disposizione dei cittadini che, dopo le elezioni, abbiamo intenzione di potenziare”.

E a livello imprenditoriale, quali sono le vostre ricette per alzare ulteriormente l’asticella?

“Dagli svariati incontri che ho fatto con gli imprenditori è emersa soprattutto l’esigenza di ridurre considerevolmente la burocrazia. Gli imprenditori riconoscono alla Regione un’efficienza reale e un ottimo utilizzo dei fondi europei, ma hanno bisogno che siano semplificate le procedure di accesso agli stessi, attraverso i bandi, ad esempio. Il nostro obiettivo è quindi quello di tenere assieme le norme anticorruzione, quelle di trasparenza e di legalità, ma anche la possibilità di razionalizzare le procedure, rendendo maggiormente accessibili i fondi e i bandi a disposizione delle aziende e dei cittadini. Questo è assolutamente un nostro punto fermo e diverse cose sono già state fatte attraverso il “Patto per il lavoro”, che sancisce un preciso metodo di lavoro della nostra regione, più che un modello, un metodo di concertazione con tutti i soggetti sottoscritto nel 2015, grazie al quale sono stati collocati oltre 22 miliardi di euro, in condivisione con le parti sociali, imprenditoriali, del terzo settore e degli stessi Enti locali, che hanno portato al dimezzamento degli inoccupati: nella nostra regione, infatti, dove ad inizio 2015 la disoccupazione era oltre il 9%, in questi cinque anni abbiamo ridotto tale valore al 4,6%”.

“Oltre un anno fa abbiamo inoltre inserito nel patto il progetto “Giovani più”, iniettando nel mercato 260 milioni di euro con corsi di formazione finalizzati alla crescita di percorsi professionalizzanti, con conseguente collocazione dei ragazzi nel mondo del lavoro, visto che a noi interessa che i nostri giovani escano dalla precarietà e restino a lavorare in Italia. Inoltre, tantissimi imprenditori ci hanno sottolineato l’esigenza di avere a disposizione personale specializzato che noi abbiamo quindi iniziato a formare, anche nel settore della metalmeccanica e nella meccatronica, fiori all’occhiello dell’azienda reggiana. Nei giorni scorsi ho incontrato un imprenditore che mi ha detto “… formateci anche delle ragazze. Vorremmo avere anche ingegneri donne, che possano essere competitive su scala locale e internazionale”. A tal proposito sarà un mio fermo obiettivo creare corsi specialistici anche per le ragazze, in modo che, uscite dalle scuole, possano scegliere anche specializzazioni scientifiche e tecnologiche, troppo spesso appannaggio dei soli uomini”.

Ottimo. Avete in mente anche qualche soluzione per coloro che perdono il lavoro a 40-50 anni e che magari hanno difficoltà a ricollocarsi sul mercato?

“Abbiamo gestito una crisi spaventosa, durata dieci anni, dal 2008 in poi; una crisi feroce che ha messo in ginocchio tante aziende e famiglie. A tutti abbiamo però detto “…non torneremo mai ad essere quelli di prima, ma saremo diversi”. Oggi abbiamo praticamente completato un ricollocamento quasi complessivo attraverso il finanziamento di corsi di formazione e di riqualificazione, che tendono ad orientare nuovamente i lavoratori sul mercato, mentre all’imprenditore consentono di trovare il dipendente giusto per le sue esigenze. Anche persone che hanno perso il lavoro dai 40 ai 50 anni, attraverso i corsi di formazione, hanno avuto e avranno la possibilità di riqualificarsi e di aumentare le opportunità di ricollocamento. Abbiamo fatto tanto ma faremo ancora di più in questo senso così come stiamo potenziando il segnale digitale in Montagna, oltre alle infrastrutture”.

Roberta Mori-bonaccini-elezioni regionali 2020
Roberta Mori, consigliere regionale del Partito Democratico, si ricandida col Pd nella lista del presidente Stefano Bonaccini

Sta parlando dell’avvento del 5G o di un potenziamento dell’attuale rete internet a banda larga?

“No, il 5G arriverà, ma non adesso. Mi sto riferendo ad aziende del nostro Appennino che saranno sempre più servite dalle reti digitali: migliorare la situazione degli abitanti delle nostre montagne non significa solo fare strade o gallerie, che sono fondamentali e di cui ci siamo occupati e ci stiamo occupando, ma vuole anche dire permettere loro di superare gli ostacoli di connessione che rallentano l’accesso alle opportunità. Mobilità sostenibile significa questo: oggi, infatti, la Regione potenzia le infrastrutture digitali attraverso Lepida, l’azienda digitale della Regione che si sta occupando proprio di questo problema”.

Lei è sempre stata paladina delle donne e dei diritti. Intende ovviamente proseguire le sue battaglie anche in un eventuale secondo mandato?

“Assolutamente sì. Vorrei proseguire l’attuazione della legge quadro sulla parità, che mi consentirà di affrontare i grandi temi della disparità di genere. Mi piacerebbe promuovere una legge per la pari dignità salariale sul lavoro per le donne, nel rispetto delle competenze, s’intende, visto che ancor’oggi ci sono differenze retributive tra uomo e donna a parità di mansione. Vorrei inoltre impegnarmi a sostegno del lavoro e dell’impegno dei Caregiver, che danno una mano a tempo pieno alla famiglia, in modo del tutto volontario, curando chi non è più autonomo. In Italia ce ne sono addirittura tre milioni. Oggi, infatti, si vive molto più a lungo, ma le persone, proprio perché diventano anziane, possono essere colpite da malattie degenerative e ci sono tanti loro familiari che si occupano a tempo pieno di loro, spesso abbandonano la loro attività professionale, isolandosi nelle famiglie e a volte, purtroppo, ammalandosi di conseguenza proprio per aiutare i loro cari. Per tutti loro abbiamo già fatto una legge, dando la possibilità di avere un’assicurazione che possa coprire il loro sforzo quotidiano; vorrei venissero messi a disposizione gli strumenti necessari di sollievo, ad esempio attraverso la domotica, visto che la movimentazione delle persone è senz’altro stancante e foriera di malanni. Insomma, vorrei fare ciò che è necessario per alleviare il carico che spesso colpisce soprattutto le donne dai 45 ai 55 anni”.

Chiudiamo con l’infanzia: lei ha sempre avuto particolarmente a cuore il problema dei bambini. Come ha intenzione di affrontarlo se venisse rieletta in consiglio regionale?

“Mi piacerebbe contribuire alla protezione, alla tutela e al sostegno dell’infanzia. Abbiamo la legge n.14 del 2008, che rafforza le condizioni di vita dei bambini, ma occorre fare di più per aiutare le famiglie e su questo mi piacerebbe impegnarmi, perché ritengo che investire su donne e sui minori significhi investire sul futuro della società. Anche il “Patto sul clima e sull’ambiente”, che il presidente Bonaccini ha annunciato, sarà importantissimo anche se, mi rendo conto, l’attività Regionale, pur positiva e incisiva che sia, non può cambiare le sorti del pianeta, ma, nel suo piccolo, può comunque dare un contributo importante”.

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