Descrizione

Mercoledì 6 marzo: ore 21:00
Ingresso € 7,00
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Come suggerisce il titolo, Il teatro al lavoro non fa vedere uno spettacolo, come succede col monologo di Andrea Cammilleri su Tiresia, ma tutto il lavoro che c’è prima dello spettacolo. A partire dalla lettura del testo, le prove seduti, le prove in piedi, dove anche spostarsi di un paio di metri sul palco è recitare e ci si deve muovere come si muoverebbe il personaggio. Le prime riprese, effettuate a Venezia, mostrano Servillo alle prese, non solo coi tre giovanissimi attori che lo affiancano nello spettacolo, ma anche con una ventina di studenti dell’Accademia Teatrale Veneta che assistono alla preparazione dello spettacolo, come si trattasse di un seminario.
Massimiliano Pacifico ha fatto un lavoro straordinario, riuscendo a mostrare, in meno di un’ora, quanto lavoro è necessario sia per mettere in piedi uno spettacolo, sia per essere dei bravi attori teatrali. E bravi non vuol dire essere perfetti. Anche, ma non solo. Significa riuscire a immergersi completamente nel personaggio e fargli prendere vita. Stare su un palco, recitare, non è saper recitare le battute in modo decente, c’è bisogno di molto di più. Una buona recitazione è fatta sì di parole, ma anche di silenzi, di movimenti. Per Toni Servillo, come già abbiamo detto, anche spostarsi di pochi metri sul palco significa recitare. L’attore, l’attrice, deve essere in grado di essere, di sentire, il suo personaggio in ogni momento. Deve sdoppiarsi, lasciando momentaneamente da parte il sé di sempre e diventando una nuova persona, spesso riscoprendo anche se stesso. Solo in questo modo l’attore potrà effettivamente connettersi con lo spettatore, emozionarlo, farlo entrare dentro lo spettacolo. E, se questo riesce, lo spettatore potrà cogliere il significato più profondo del teatro (e anche del cinema): portare in scena la vita. Come dice Servillo, ogni spettacolo di teatro è una grande festa e potrà considerarsi riuscito se lo spettatore tornerà a casa con qualcosa in più, con la voglia di vivere la vita, con un po’ di felicità e curiosità aggiunta. Ne Il teatro al lavoro ogni attore è messo completamente a nudo. Toni Servillo stesso. Nessuno di loro smette mai di mettersi alla prova e nessuno è mai completamente soddisfatto del suo lavoro. Non sempre l’attore riesce a sentire il personaggio, neanche dopo ore di lavoro. E c’è frustrazione, paura di non riuscire a fare un bello spettacolo, malumori. E poi, ci sono momenti in cui il personaggio arriva da solo, in cui improvvisamente diventa un tutt’uno con l’attore. La cosa che Servillo ripete più spesso, nel film, ma anche durante il suo intervento successivo, è che un attore non è uno che “ha culo” o è baciato da dio; è uno che lavora duramente. Sicuramente deve avere una predisposizione naturale che gli viene dal bacio di dio, da un sovrappiù di neuroni a specchio o da chissacchè, ma senza il lavoro, duro e costante, non si diventerà mai veri attori.

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